The End of an Era in Padova

Zegna has closed its Padova factory, the one that was producing the Zegna Couture and Tom Ford products, both of which I thought were superbly made. 230 people were to be put out of work, with an offer of a transfer to other locations (production is being transferred to a plant in Novarra). On the bright side, that means there will be highly-skilled technicians available to be scooped up by manufacturers around the world who might need help.

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http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/2015/28-marzo-2015/sartoria-padovana-finisce-un-era-zegna-chiude-l-azienda-rubano-2301175696311.shtml

Sartoria padovana, finisce un’era
In.Co chiude l’azienda di Rubano
A casa 230 persone. I sindacati sul piede di guerra: «Lunedì assemblea»

RUBANO (PADOVA) Narrano che tra gli anni Cinquanta e Sessanta ci fossero vere e proprie gare tra i sarti del Padovano per entrare in quelle sacre mura. La Gival era la bottega trasformatasi in azienda professionista nell’alta classe, nelle giacche e nei pantaloni eleganti. Ago, stoffa e filo di altissimo livello, il sogno di un’Italia che usciva dalla guerra e si faceva bella non solo nel giorno di festa. Ebbene, a più di sessant’anni dall’inizio dell’avventura, adesso tutto finisce. Claudio Ronco, responsabile della supply chain della divisione abbigliamento del gruppo Ermenegildo Zegna (che dal 1996 è subentrato con la Spa In.Co alla Gival) ieri mattina ha annunciato la cassa integrazione guadagni ordinaria per quattro giorni la settimana fino al 9 maggio. «Di fatto, chiudono lo stabilimento di Sarmeola», taglia corto Angelo Levorato, che segue la vertenza per la sigla di reparto della Cisl, la Femca. Resteranno senza lavoro poco meno di 230 persone, la maggioranza sono donne di mezza età. A tutti, è stato offerto il trasferimento in altri poli produttivi italiani.

«Ma è impossibile spostare donne con famiglia», tuona Levorato. Il gruppo infatti adesso vuole spostare l’alta sartoria del capospalla maschile nel nuovo centro di San Pietro Mosezzo (in provincia di Novara), costato 20 milioni di euro con obiettivo 600 occupati grazie a 200 assunzioni. Le motivazioni addotte dall’azienda per l’addio a Padova sono legate alla contrazione dei mercati russo e cinese, dove il modo di vestire maschile è sempre meno formale. Tradotto in numeri: servono 300 capi al giorno per mandare avanti lo stabilimento , che oggi è ridotto a 120 e l’ultima campagna di vendite (chiusa nella prima settimana di marzo) non ha dato gli esiti sperati. Così, i dipendenti da lunedì affronteranno la cassa integrazione, che durerà fino al prossimo 9 maggio.

Poi si vedrà. Sul piatto, per tutti, sono stati promessi posti di lavoro a Novara, ma anche a Biella e Parma, negli stabilimenti che si occupano di outwear, abbigliamento in pelle e accessori. Lunedì è programmata una nuova assemblea sindacale a partire dalle nove del mattino, che si annuncia infuocata dopo lo choc di quella di giovedì mattina. «Ma a meno di un miracolo, la proprietà non torna indietro », taglia corto Levorato. Si chiuderà così nei prossimi giorni una pagina storica della sartoria veneta. La Gival infatti era arrivata ad avere fin quasi 500 dipendenti e nel segmento alto dell’eleganza classica, quella amata dall’uomo d’affari, aveva pochi competitors nel Nordest. Una storia che, invero, aveva già avuto una sua prima «morte» nel 1996, con quel concordato preventivo che permise al gruppo Zegna di comperare anche lo stabile. Al tempo c’erano 400 dipendenti, che vennero ridotti a 150 per poi tornare a salire, nell’ultimo ventennio, anche fino a 300

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